Estratto dal libro “Indignatio”

Obiettività, ubi sit et an sit

I dizionari definiscono l’obiettività come atteggiamento di chi osserva o giudica con imparzialità e disinteresse, quindi come comportamento privo di personalismi o idee preconcette.

Si esprime con obiettività chi parla apertamente, senza ambiguità, parzialità o faziosità, facendo riferimento solo a dati di fatto. Viceversa, non si esprime con obiettività chi ricorre all’ipocrisia, alla retorica o al conformismo e men che meno chi usa un lessico ambiguo, enigmatico, equivoco, misterioso, elusivo, fumoso, subdolo, chi dice e non dice, chi dice e contraddice.

Se l’obiettività è intesa come imparzialità, neutralità e oggettività, non possiamo che definire di parte il linguaggio politico, sempre pregno di faziosità, partigianeria, parzialità, soggettività. I giochi di parole, la tortuosità e la mancanza di chiarezza, peculiarità del linguaggio politico, sono sintomi rivelatori di intenti poco edificanti, di insidie e talvolta financo di mala fede.

Pare quindi appropriata l’aggiuntiva esplicitazione latina ubi sit et an sit – dove sia e se sia, ad indicare che l’obiettività, pur esistente, in realtà è però assente, non si sa dove sia e se sia ancora rinvenibile.

Il metodo dei giochi di parole era un malvezzo degli oratori dell’antica Roma ed è divenuto il cavallo di battaglia degli odierni onorevoli signori della politica, tutti esperti conoscitori di tortuosità del pensiero e di mancanza di chiarezza.

Nei comuni rapporti intersoggettivi, la chiarezza di esposizione è un universale principio di etica, è una forma di civiltà che le persone si esprimano in termini chiari e inequivocabili, evitando modi espositivi che manchino di intellegibilità e comprensibilità.

Nei rapporti pubblici, l’obiettività, unitamente alla chiarezza di esposizione, è un principio giuridico, un dovere di correttezza e di trasparenza, un imperativo categorico per le autorità e per quanti preposti ad una pubblica funzione.

Gli odierni onorevoli signori della politica, godendo presumibilmente di speciale deroga divina, si considerano svincolati dai citati principi etici e giuridici dei comuni mortali, ecco perché i loro discorsi si fondano sull’approssimazione, sulla superficialità, sulla faciloneria ed inoltre il loro parlare è generalmente indefinito, impregnato di menzogneri luoghi comuni, adatti ad ogni evenienza.

Del resto, neppure gli stessi mass media danno il dovuto rilievo a determinati fatti politici scabrosi, le loro esposizioni su particolari vicende di valenza politica sono edulcorate o superficiali, il tutto all’insegna di un’apparente immagine di organizzazione perfetta, di istituzioni e servizi pubblici apparentemente efficienti.

In pratica, gli onorevoli signori della politica non ci rivelano le vere anomalie del sistema, ad es.: non riconoscono che la pletorica composizione del Parlamento paralizza qualsiasi progresso; non dicono cosa ci riserverà un debito pubblico e un’evasione fiscale alle stelle; non dicono che le odierne istituzioni e servizi pubblici sono antiquati e non certo all’altezza della situazione; non dicono che le privatizzazioni, o pseudo tali, sono prese a pretesto per creare comode poltrone o per assecondare interessi particolari di partitocrazia. Una grave anomalia del sistema è poi la presenza di enti pubblici inutili, figli di una partitocrazia parassitaria, dotati di Consigli di amministrazione composti da riciclati e portaborse. Su quanto sopra è tabù politico, i signori della politica osservano un silenzio di tomba.

A fronte di tale oscuramento della realtà politica, aggravato dall’impossibilità di accedere agli atti, è dovere del cittadino cautelarsi e verificare ex ante se una data anomalia sia effettivamente tale o sia invece la diretta deduzione di un’insidia, maliziosamente tesa dagli onorevoli signori della politica, azzeccagarbugli di professione.

La precauzione è doverosa, non solo per i tabù politici e la secretazione di atti, di cui si è detto sopra, ma anche in dipendenza del fatto che, secondo detti signori, non tutte le verità si possono dire e proclamare, giacché talune potrebbero rivelarsi pericolose per i più, perciò preferiscono tacerle e ufficialmente ignorarle. Giustificazione falsa e di comodo addotta dagli sfrontati signori della politica: la verità è pericolosa unicamente per la loro credibilità e la loro pubblica stima ma non certo per i più come vorrebbero far credere.

Occorre perciò tenere sempre presente che le verità sfornate dai signori della politica sono in genere verità soggettive, di comodo o di opportunità politica, che non rispecchiano certo la realtà fattuale in tutta la sua interezza. In ogni caso, occultare, alterare o camuffare la realtà politica, per interesse personale, per acquisire o conservare il potere, non può che suscitare la massima indignazione possibile.

Al riguardo, si deve sempre tenere presente che gli onorevoli signori della politica, per formazione di partito e per habitus mentis, sono:

  • dominati da forti opinioni e da forti interessi partitici che sovrastano l’obiettività;
  • costretti a pensare e ragionare solo con la testa del partito;
  • privati della facoltà di vedere le cose come sono in realtà.

A cagione di ciò, eventuali momenti di obiettività, di apparente sincerità e realismo sono sintomi allarmanti in detti onorevoli signori, la cui presenza costringe tutti a dubitare dell’affidabilità.

Di regola, gli onorevoli signori della politica sono sempre pronti a manipolare la realtà, a sfornare doppie verità, a sostenere ipotesi contrarie ed eventi improbabili, allo scopo di intorbidire la situazione, deviare le opinioni e incanalarle verso obiettivi di parte.

In definitiva, si deve fare molta attenzione perché detti onorevoli signori, anziché porsi a difesa della verità e a garanzia degli interessi generali, dell’obiettività e dell’oggettività, sono tutti portatori di ristretti interessi di parte o di partito, che mortificano l’intelligenza dei cittadini.

A rigor di logica e senso di responsabilità, la funzione pubblica esercitata dagli onorevoli signori della politica presuppone l’esposizione della realtà fattuale, con la scelta delle parole più acconce e corrette, restando esclusa la possibilità di modificarla o di farla apparire diversa da quella che è, al fine di condizionare gli umori della gente.

Ma anche i più sprovveduti hanno capito che logica e senso di responsabilità sono virtù del tutto estranee agli onorevoli signori della politica, considerate un vero e proprio ostacolo all’affermazione personale e del partito.

In ultima analisi, chi si aspetta obiettività, sincerità e realismo dagli onorevoli signori della politica rimane ben presto deluso, per cui prima di dar luogo ad una reazione sulle annunciate pseudo verità della politica occorre accertare la reale situazione di fatto e solo dopo prendere le iniziative che il caso comporta.

I comportamenti responsabili non possono che derivare dall’esatta conoscenza del bene e del male, dalla retta percezione del giusto e dell’ingiusto, dai valori e dai principi morali, peculiarità proprie dei comuni mortali, nel mondo della politica considerate nefaste e controproducenti, quindi introvabili.

Per le ragioni sopra indicate, gli onorevoli signori della politica sono incapaci di obiettività, di pervenire alla distinzione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, ma sono invece abilissimi nell’alimentare la confusione, il relativismo etico e morale, il qualunquismo, portando tutto ciò alle estreme conseguenze.

Di più, detti onorevoli signori sono portati a ritenere che a loro tutto sia permesso, possibile, giustificabile, purché non contrasti con la dottrina del partito o con gli interessi personali. Inoltre, pensano che i valori morali e il rispetto della natura umana siano cose d’altri tempi e che, nelle decisioni politiche, si debba prescindere da simili antiquati legami.

Sono portati a non prendere neppure in considerazione i modi diversi dai loro, di ragionare e vedere le cose, nei discorsi politici alla TV e in qualsiasi altra sede usano termini sobillatori, espressioni arroganti e denigratorie nei confronti di chi la pensa diversamente.

Merita poi un breve cenno la cultura impregnata di materialismo e di laicismo sfrenato, ben radicata soprattutto nelle menti degli onorevoli signori della politica di sinistrorso pensiero. Questi signori hanno creato il mito del progressismo, affiancato da una visione della società pervasa da pseudo iperdemocrazia e da un’emancipazione senza assunzione di responsabilità, perverse visioni che non sono certo a dimensione umana.

Per effetto di tale cultura, molti giovani sono essenzialmente abulici, privi di valori e di capacità critiche, portati ad assumere comportamenti per lo più passivi, indifferenti a ciò che li circonda. Queste sono anche condizioni ideali perché detti onorevoli signori della politica possano veicolare messaggi al fine di influenzare le dinamiche mentali e comportamentali delle persone.

Va detto altresì che, per schermare la realtà delle cose, gli onorevoli signori della politica non esitano ad avvolgersi in nuvole di parole ed a pensare per astrattezze, con il fine ultimo di mettere sistematicamente la verità sul letto di Procuste.

Di più, ognuno tende a far valere la propria verità e pretende che gli altri la credano alla stregua di un dogma, che non ammette esame critico o discussione. In questo modo la verità diventa un fatto del tutto soggettivo, che non ha limiti o punti fermi di sorta, ogni arbitrio rientra nella norma, ogni sopruso può essere tranquillamente realizzato, giustificato e compreso.

Siffatto modo di pensare e di concepire la realtà da parte degli onorevoli signori della politica non può che suscitare magna indignatio, la più grande indignazione possibile (cfr. la voce successiva).

 

Magna indignatio

L’indignatio è un gesto morale, un atto civile e politico, che pungola, sprona e scuote i pubblici poteri in presenza di ingiustizie, immoralità, disonestà, illegalità, etc., specie quando i fatti siano evitabili, prevenibili o ovviabili con la comune diligenza.

Nella conduzione politica del Belpaese sono infiniti i fatti e i comportamenti che suscitano magna indignatio tra cui primeggia la corruzione, che assume i tratti di una situazione patologica endemica, peraltro mai combattuta col fine categorico di estirparla definitivamente.

Si indicano di seguito, a mero titolo di esempio, alcune cause, motivi, occasioni, condotte attive od omissive, contegni e azioni degli onorevoli signori della politica che suscitano magna indignatio:

  • non hanno mai preso in considerazione la necessità prevedere l’insegnamento curriculare dell’educazione civica, della morale e dell’etica nelle scuole di ogni ordine e grado e di istituire la Facoltà di etica presso le varie Università, perché temono che una forte etica civile possa nuocere agli sporchi giochi di potere;
  • non hanno mai inteso dotarsi di idonea programmazione e pianificazione, a medio e lungo termine, per poter liberamente agire indisturbati, senza vincoli, limiti e condizioni;
  • hanno sempre disdegnato l’adozione di un codice etico per l’esercizio di funzioni pubbliche onde operare liberamente, senza vincoli, limiti e condizioni, atteso che le regole sono di intralcio ai movimenti e ai traffici politici sporchi;
  • hanno creato un inestricabile caos legislativo, con leggi che si sovrappongono le une alle altre, dando l’immagine di una giungla senza fine, in modo che possa prevalere la ragione dei più forti e dei più furbi;
  • hanno creato una farraginosa giungla legislativa, con contenuti complessi ed eterogenei, così da poter trarre l’interpretazione più adatta al caso che si vuole salvaguardare;
  • hanno creato un sistema giustizia criptico, lento, inaffidabile e costoso;
  • hanno creato un sistema di antiquati servizi pubblici, i cui modelli di conduzione di tipo partitocratico presentano enormi inefficienze gestionali e si reggono solo per effetto di consistenti trasferimenti pubblici;
  • hanno creato un sistema tributario che ha dell’inverosimile, composto da decine e decine di imposte dirette e indirette, che prestano il fianco a dubbie interpretazioni, a corruttela, quando l’impianto potrebbe essere ridotto a non più di dieci figure di imposte;
  • hanno maturato una concezione del potere ad uso del partito e per fini elettoralistici, prescindendo dal bene comune, con l’avvio di iniziative oltre le ordinarie risorse finanziarie;
  • hanno adottato forme di bieca demagogia politica che mirano unicamente al consenso popolare, a detrimento del bene comune, causando la degenerazione della democrazia;
  • ricorrono alla doppia verità e alla doppia morale nel proiettare speranze messianiche nell’opinione pubblica, ideali, sogni, con la riserva mentale di mantenere lo status quo.

Gli onorevoli signori della politica hanno poi creato, di punto in bianco, il mito dell’Europa come una terra dove tutto funziona magnificamente. A distanza di soli tre lustri, il bilancio è devastante: l’Italia ha perso quasi un quarto della produzione industriale, i poveri sono pressoché triplicati, il ceto medio è stato massacrato, il reddito pro capite crollato, la disoccupazione giovanile al 35 per cento, le infrastrutture sono in condizioni penose, uno stato sociale da far pietà, il debito pubblico aumentato a dismisura.

A mero titolo esemplificativo, si indicano anche scelte politiche decisamente sbagliate, modi sbagliati di intendere la politica, uso disdicevole del potere, difetti e carenze di vario ordine, comportamenti che denotano assenza di valori morali e di etica pubblica e che suscitano magna indignatio:

  • carente controllo preventivo della Corte dei conti sulla parte di spesa straordinaria o superiore ad una data soglia;
  • carente controllo di regolarità, formale e sostanziale, da parte della «ragioneria» sulle spese dell’ente pubblico;
  • incapacità di uniformare l’imposizione fiscale (che risulta essere la più elevata in assoluto nel contesto europeo) alla media europea, sia per ragioni di equità fiscale come anche per garantire un’omogenea capacità produttiva e di acquisto;
  • incapacità di combattere un’evasione fiscale spaventosa che non trova uguali nel contesto europeo;
  • smisurato numero di enti pubblici e di soggetti destinati a comporre i relativi organi istituzionali;
  • sistema di sicurezza pubblica antiquato (rispetto a quello di altri Paesi europei), non in grado di assicurare la necessaria tutela dei diritti dei cittadini;
  • incapacità di riordinare le varie forze dell’ordine in un unico corpo, seppure diviso per settori, anche al fine di contenere lo spreco di dotazioni, mezzi e personale;
  • incapacità di semplificare la burocrazia, uniformandola a quella di altri Paesi più evoluti, e di disfarsene di allestimenti inutili e costosi;
  • ricorsi giurisdizionali facili o pretestuosi delle pubbliche istituzioni e delle società partecipate, in sede civile e amministrativa, cui si potrebbe sopperire in gran parte con un previo confronto tra parti alla presenza di un giudice di pace o di un difensore civico;
  • smisurato numero di «società partecipate» (tutte provviste di comode poltrone politiche), molte delle quali perfettamente inutili, altre che gestiscono servizi pubblici con conti spesso fuori controllo, altre ancora istituite per mascherare inefficienze pubbliche;
  • tacito accordo per la conservazione a vita dei c. d. «diritti acquisiti» a politici, personalità di spicco, sindacalisti, alti notabili;
  • inutile mantenimento dell’immunità parlamentare, che affranca i politici anche da coerenza e da ogni carenza intellettiva;
  • spropositati costi della politica che non trova riscontri nel contesto europeo;
  • enorme numero di persone al servizio della politica, sterminato sottobosco politico, con grande dotazione di mezzi;
  • servizi pubblici in mano alla partitocrazia (elettricità, telecomunicazioni, poste, trasporti, acqua, gas, rifiuti urbani, etc.), inefficienti, eccessivamente costosi per le tasche del cittadino, oltre a risultare inadeguati;
  • sprechi di pubblico denaro da parte delle pubbliche istituzioni: per lo sterminato numero di dipendenti, per le consulenze esterne, per le inutili collaborazioni esterne, per un esagerato numero di agenti di scorta, per la quantità enorme di automobili di servizio e di rappresentanza, per i tantissimi quanto inutili convegni sugli stessi argomenti, per spese di rappresentanza, per le missioni all’estero, per le sovrapposizioni di competenze, etc.;
  • debito pubblico di enormi proporzioni causato da una politica dissennata e irresponsabile, che ha raggiunto cifre da capogiro, con continue assunzioni di nuovi imponenti impegni finanziari;
  • incuria dell’ambiente, che non può essere considerato come una risorsa da sfruttare ma come un bene da tutelare;
  • deprecabile fenomeno delle inondazioni di centri abitati e allagamenti dovuti al mancato rispetto dell’ambiente e all’assenza o carenza di manutenzione;
  • deprecabile fenomeno delle strutture pubbliche difettose, costruite senza il rispetto delle norme e delle regole tecniche;
  • deprecabile fenomeno della dilagante corruzione che prospera in molti ambienti istituzionali;
  • deprecabile fenomeno dell’indotto della politica, costituito da consulenti, esperti, consiglieri personali e portaborse (il numero dei quali ed i relativi costi sono cresciuti a dismisura), generosamente nominati per creare una fitta rete di collaboratori, affiliati politici utili per procurare consenso;
  • deprecabile fenomeno del clientelismo politico, abilmente mascherato, piaga sociale particolarmente grave e diffusa;
  • deprecabile fenomeno della raccomandazione, considerato un infallibile sistema di consenso politico;
  • deprecabile fenomeno delle carriere facili, non per merito ma per chi può contare sulle relazioni personali;
  • deprecabile fenomeno della presenza pervasiva e tentacolare della partitocrazia in ogni ambito della vita sociale ed economica;
  • deprecabile fenomeno dell’enorme spesa pubblica clientelare e improduttiva per enti pubblici inutili, agenzie speciali e aziende speciali superflue, etc.;
  • deprecabile fenomeno dei dirigenti pubblici che, non confermati nell’incarico, sono mantenuti in servizio con incarichi marginali conservando la precedente retribuzione di base;
  • deprecabile fenomeno dei concorsi pubblici generici, non selettivi secondo il diploma di laurea, il titolo di studio conseguito e le specialità professionali, con conseguente assegnazione a funzioni diverse dalla cultura e dalla preparazione e formazione professionale;
  • deprecabile fenomeno dell’apparato burocratico, che è sempre più inutilmente complicato e inefficiente, strutturato su regole e procedimenti anacronistici, basati sull’arbitrio e sull’esercizio dispotico del potere;
  • deprecabile fenomeno dell’uso dispotico del potere, per mascherare intenti politici o vendette personali, nei rapporti con subalterni, dipendenti, sottoposti;
  • deprecabile fenomeno del finanziamento dei partiti (da qualsiasi fonte provenga) e mancata indicazione in legge di un limite massimo di mandati elettorali;
  • deprecabile fenomeno dei finanziamenti pubblici ai mass media, in modo che ad voluntatem loqui – parlino secondo il desiderio;
  • deprecabile fenomeno dell’assunzione di dirigenti da parte di enti pubblici per progetti fantasma, etc.;
  • creazione di perverso sistema che, grazie al partitismo e alla partitocrazia, consente di passare senza limiti di mandato da un incarico politico ad altro;
  • creazione di perverso sistema che consente il cumulo di trattamenti pensionistici a seguito di incarichi elettivi;
  • incapacità di sanzionare pesantemente il reato di corruzione, con allontanamento a vita dai pubblici uffici dei responsabili e con l’integrale recupero del maltolto;
  • enorme spreco di denaro pubblico per festival e altre manifestazioni pubbliche;
  • enorme spreco di denaro pubblico per un rilevante numero di «auto blu» (autovetture a disposizione di politici e alti funzionari) e per il personale addetto, per assicurazioni, carburante, manutenzione, garage, parcheggi, etc.

Le sopra riportate figure di perverso uso del potere, a cui se ne possono aggiungere altre, non derivano da errori involontari o accidentali ma vengono deliberatamente e volutamente originate o causate con piena cognizione di causa dai signori della politica.

Dette depravazioni e dissolutezze non possono che suscitare magna indignatio, in quanto dirette a fare il bene di pochi anziché il bene comune, in aperto contrasto con i dettati costituzionali e con i più elementari principi della democrazia.

A fronte di ciò, tra le masse non può che serpeggiare un sentimento di magna indignatio senza fine.

L’idea di governo che hanno i cittadini, anche se inespressa, non deflette dall’onestà, dalla correttezza e dalla morale comune ed ogni qualvolta i pubblici poteri se ne discostano, ogni qualvolta si notano soprusi o birbonate nella publica gestio, avvertono come una mancanza di rispetto verso di loro, unitamente ad un senso di vergogna di se stessi se l’accettassero passivamente.

Da qui l’esigenza di massa di rivoltare la vergogna verso i pubblici poteri, da qui la pubblica accusa di comportamento abietto, vergognoso, disonorevole, umanamente inaccettabile, da qui il fattore avvincente di infinita magna indignatio.

signori della politica sbagliano a sottovalutare le dimostrazioni di magna indignatio dei cittadini, in quanto finiscono per togliere dignità alla pubblica istituzione e a loro stessi, comportandosi in modo non solo illegale ma anche amorale.

Detti signori devono tenere presente che le esternazioni di magna indignatio possono sortire effetti diversi e possono manifestarsi ed esternarsi in vari modi:

  • con forme di pubblica protesta e di risentimento per ciò che è ingiusto, per comportamenti o fatti abietti, riprovevoli, disdicevoli;
  • con forme antisistema, come atteggiamento di rifiuto politico, votando nuovi partiti o movimenti populisti;
  • con astensione dal voto nelle tornate elettorali.

In ogni caso, le esternazioni di magna indignatio e le derivanti reazioni possono letteralmente mandare in crisi le pubbliche istituzioni, trattandosi di pericolose sfide che mettono radicalmente in discussione la legittimità, la correttezza legale, l’affidabilità delle istituzioni medesime.

Sul fronte politico, le più temute forme di indignatio sono decisamente quelle dell’antisistema e dell’astensione dal voto, da cui si deduce che gli elettori non si riconoscono più nei lacerati assetti di potere e lo dimostrano in modo inequivocabile con il voto. Dalla magna indignatio antisistema e dall’astensione dal voto, si evince che i partiti al governo hanno condotto una politica miope, basata su programmi fasulli o fallimentari, una politica guidata da autoritarismo e decisionismo, indubitabilmente sgradita agli elettori.

Da notare che gli onorevoli signori della politica, pur macchiandosi quotidianamente di infiniti e reiterati falli, non hanno mai riconosciuto i loro sbagli, i loro smisurati falli e sopportato le relative conseguenze.

In caso di cadute politiche, i partiti e gli onorevoli signori della politica devono farsene una ragione, prendere atto delle loro scelte politiche sbagliate, delle anomalie istituzionali, dei problemi sociali irrisolti, dell’incapacità di affrontarli con la dovuta risolutezza, devono dar vita, se ne sono capaci, ad un rinnovato assetto politico fondato su valori morali.

I cittadini, da parte loro, in caso di declino politico irreversibile, non devono gettare la spugna, chinare il capo e rinunciare a far sentire la propria voce, devono esprimere ogni forma possibile di dissenso e di magna indignatio.

Se ciononostante persiste la mala gestio, devono adoperarsi per dar vita a nuovi movimenti politici fondati su valori umani e morali.

 

Modernismo e indignatio

In letteratura, il concetto di modernismo risale all’inizio del secolo scorso, periodo letterario di ampio rinnovamento, contraddistinto da forti istanze innovative. La cultura cui si ispira il modernismo è quella di una nuova effettività umana, influenzata in particolare dal pensiero di Nietzsche, Bergson e Freud, con la messa in discussione di molti postulati scientifici, filosofici, politici e sociali.

Oggi il termine modernismo è usato perlopiù in accezione autonoma rispetto a quella originaria, indicando la tendenza a modificare concezioni, idee e sistemi per adeguarli a innovative visioni di vita (i suoi contrari sono: conservatorismo, passatismo, tradizionalismo).

Sull’accezione di modernismo, limitatamente al campo letterario, i dizionari danno varie definizioni, tra cui:

  • orientamento fondato sulla necessità di rinnovare le ideologie, i metodi, le strutture, per renderli conformi alle nuove esigenze del mondo moderno (Sabatini Coletti);
  • tendenza ad adeguare princìpi, metodi o sistemi alle esigenze dell’epoca moderna, specialmente in ambito politico, letterario, artistico (Hoepli);
  • tendenza a rinnovare idee e sistemi per adeguarli alle necessità contemporanee (Garzanti);
  • tendenza all’adeguazione o alla conciliazione con idee ed esigenze proprie delle fasi più avanzate del progresso, specialmente sul piano politico, sociale e culturale (Devoto-Oli);
  • tendenza al rinnovamento e alla riforma di idee, metodi, che si vogliono adeguare a esigenze moderne (Treccani).

Nel linguaggio politico, il termine modernismo è affine a «progressismo» e tende ad inglobare sia l’integralismo che il laicismo; in pratica, richiama la posizione ideologica propria della sinistra, contrapposta al conservatorismo della destra.

Invero, idee moderniste e ideologie di sinistra dilagano paradossalmente anche nella Chiesa, specie ai vertici dove è arrivata la generazione del ’68 che ha ingiunto l’eterodossia, mentre la base cattolica, per il  momento, sembra non scostarsi dall’ortodossia tradizionale. Ma è probabile che anche la tradizionale base cattolica, prima o poi, finirà per conformarsi alle indicazioni del recente Sinodo dei Vescovi (3-28 ottobre 2018), che annuncia radicali trasformazioni ed elementi di rottura nella missione della Chiesa.

A riguardo dell’accostamento modernismo e indignazione, preme richiamare la massima del filosofo olandese Spinoza Baruch (1632 – 1677): non flere, non indignarsi, sed intelligere – non piangere, non indignarsi, ma comprendere (Spinoza, Brevis tractatus de Deo, de homine et de salute).

La massima in questione è naturalmente riferita ai comuni mortali che, in quanto tali, sono soggetti a cadute, ad errori, a sbagli di ogni genere, mentre è del tutto estranea agli onorevoli signori della politica che, pur macchiandosi quotidianamente di infiniti e reiterati falli, mai e poi mai li hanno riconosciuti e sopportato le relative conseguenze (amplius, cfr. la voce: Moralità individuale, Capitolo III).

Recentemente, detti onorevoli signori hanno approvato «per alzata di pugno» una poco edificante legislazione in spregio della natura umana: divorzio breve (Legge n. 55/2015), unioni civili (Legge n. 76/2016), camuffata forma di eutanasia (Legge n. 219/2017), gender nella scuola. Invero, neppure la Chiesa ha preso posizione sulle leggi precitate, all’opposto ha scelto di affiancarsi al modernismo politico, per cui è lecito pensare che abbia inteso disimpegnarsi non solo dal fronte bioetico ma anche dal vincolante riferimento al diritto naturale ed a quello dell’ecologia, dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e della morale sessuale-familiare.

Salvo che i nuovi governi non cambino rotta, è di evidenza palmare l’obiettivo del modernismo politico di annullare, con il supporto della Chiesa, i valori etici derivanti dall’identità tradizionale, per sostituirli con utopici «nuovi modelli valoriali civili anelanti al piacere e alla massima felicità possibile» (amplius, cfr. la voce: Grida di indignazione, Capitolo II).

Per tutti questi disdicevoli prodotti del modernismo politico, gli odierni onorevoli signori della politica provocano il più alto livello di indignatio possibile.

Le memorabili forme di protesta incarnate dai movimenti sociali, in particolare da quelli degli operai, incongruentemente, oggi trovano scarsa attenzione da parte dei partiti costituenti la sinistra storica italiana. Tali partiti (autodefinitisi democratici e progressisti), sorti a difesa degli operai e delle classi più deboli, oggi sembrano sostanzialmente integrati nella globalizzazione, al pari dei contrapposti partiti della destra, cagionando un vero e proprio «tradimento politico» dei ceti sociali che dichiarano di rappresentare.

Il modernismo dell’odierna sinistra, figlia naturale del marxismo, oggi si alimenta di integralismo e di laicismo, termini farisaicamente compendiati in quello di progressismo (amplius, cfr. supra).

I risultati elettorali del 4 marzo 2018 dimostrano che il modernismo e/o il progressismo della sinistra (favorito anche da buona parte della gerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica) in Italia ha perso parecchi consensi ed è logico pensare che, rivelandosi contrario alla secolare cultura italiana ed europea, in futuro subirà ulteriori perdite.

Questa tangibile reazione, concretatasi nei seggi elettorali, è la più temuta e fortemente detestata forma di clamorosa indignatio, immediata e inconfutabile, manifestata dagli elettori verso gli onorevoli signori della politica affetti da virali forme di modernismo, progressismo e laicismo politico, di cui si è detto più sopra.

Le scelte e gli indirizzi sbagliati del modernismo e del progressismo politico (quali, ad es., l’immigrazione senza regole e il laicismo sfrenato) hanno provocato un deterioramento degli equilibri politici, un logoramento dei rapporti con ampi settori dell’elettorato e, conseguentemente, una rilevante perdita di consenso elettorale.

Pur a fronte del netto spostamento del voto verso partiti e movimenti politici populisti, contrapposti alla sinistra progressista, i tradizionali partiti del modernismo e progressismo politico non riescono ad accettare l’idea che il credere all’ideologia è concetto dei tempi che furono e che nessuna ideologia del passato ha più alcun potere di aggregare le masse.

Oggi, l’orientamento politico dominante è quello delle persone che non credono più a nulla di ciò che non vedono e toccano con mano. In particolare, oggi non crede più nessuno alle superiori verità dei partiti, alle arcaiche ideologie politiche del secolo scorso, alle sbandierate idee della bontà della sinistra progressista e disumanità della destra.

Tutto lascia presumere che l’ondata populista sia solo all’inizio, non soltanto in Italia ma anche in altri Paesi europei, che poi abbia nuovi sviluppi e successo lo si vedrà, ma al momento è così.

Il quadro d’insieme fa prevedere che il progressismo politico della sinistra, a breve termine, non avrà alcuna possibilità di dominare la scena politica, essendo condannato a pagare lo scotto di scelte politiche totalmente sbagliate. Anche la grande battaglia ideologico-politica dell’integrazione, condotta ad ogni livello dai partiti progressisti e dai mass media progressisti, per il momento è destinata all’insuccesso.

Il cambio di rotta dell’elettorato italiano è stato uno smacco per gli onorevoli signori della politica legati al progressismo politico della sinistra, i quali sono sempre stati convinti «di rappresentare la parte migliore del Paese e di essere titolari di una superiorità etica, culturale e politica». Questi onorevoli signori sono soliti assumere toni da permanenti arrabbiati e sembrano come contagiati da un malessere psicosomatico che li mette in un’agitazione permanente, tale da cagionare una progressiva perdita del senso della realtà.

Ancora ammaliati da arcaiche ideologie, gli onorevoli signori della politica di pensiero progressista, ora in posizione di minoranza, nei pubblici dibattiti non esitano a marchiare i colleghi avversari come fascisti, barbari, razzisti, populisti, insinuazioni che lasciano il tempo che trovano.

Una singolare forma di publica indignatio è anche la sfilata dei c. d. girotondi popolari, attorno al luogo fisico della pubblica istituzione esposta all’attacco, promossa a difesa della legalità, della democrazia e più spesso della demagogia.

Al riguardo, si osserva che i girotondi popolari, come del resto ogni pubblica manifestazione di protesta, possono sortire utilità pratiche od effetti benefici se i promotori siano detentori e propugnatori di un progetto, piano o programma diretto a rimuovere l’abuso, il bisogno o il disagio sociale. Diversamente, l’indignatio, la pubblica manifestazione di protesta è destinata a diventare puro folklore.

Altra peculiare forma di indignatio è quella attraverso la «carta stampata», ovvero attraverso giornali e riviste, sia da parte di giornalisti, redattori, articolisti, che da parte di singoli cittadini.

È alquanto dibattuta la questione su tale genere di indignatio, in ordine alla quale è previamente necessario distinguere la fonte di provenienza:

  • se fautori e/o promotori dell’indignatiosu carta stampata sono partiti politici, movimenti politici, associazioni politiche, giornalisti, redattori, articolisti occorre porre molta attenzione perché, il più delle volte, sono mossi da ideologie, interessi partitici o da scopi di parte;
  • se fautori e/o promotori dell’indignatiosu carta stampata sono comuni cittadini o libere associazioni è generalmente considerata una cosa positiva, sempreché la lagnanza sia oggettiva e non trascenda i fatti specifici.

È discutibile se il primo genere di indignatio su carta stampata serva a migliorare le cose verso cui è rivolta, in quanto trattasi spesso di una critica a prescindere, che serve solo a soddisfare interessi di parte.

Ben diverso è il secondo genere di indignatio su carta stampata, a fronte di immoralità, corruzione, depravazioni, ingiustizie, disonestà, inefficienze, disservizi, che implicano il coraggio della critica, anche perché dall’altro capo c’è soltanto la rassegnazione da parte del cittadino. Questo secondo genere di critica e di indignatio è virtualmente finalizzato a riformare, modificare o innovare ciò che risulta disonesto, scorretto, sconveniente, è utile perché fa emergere le contraddizioni insite nel sistema, frena abusi, illeciti, prepotenze e prevaricazioni.

In linea generale, le varie forme di indignatio si possono considerare benigne per la democrazia, a patto che le recriminazioni siano oggettive e non trascendano i fatti specifici.

 

Abiezione e indignatio

Nella cultura dell’antica Roma si raffigurava come turpe tutto ciò che era contro i buoni costumi o contro la morale tradizionale, concetto che in chiave moderna si può qualificare come abiezione.

In tema, si richiama l’alto insegnamento ciceroniano: quod turpe est, id, quamvis occultetur, tamen honestum fieri nullo modo potest – ciò che è turpe non può divenire onesto, anche se rimane nascosto (Cicerone, De officiis, III, 19, 78), ad indicare che, per quanto si cerchi di occultarla o di mascherarla, un’azione turpe è destinata a rimanere tale.

Il vocabolario Treccani definisce l’abiezione (dal lat. abiectio) come «stato di avvilimento o di bassezza morale». Altri vocabolari definiscono l’abiezione come stato di degradazione morale, come condizione di persona o cosa abietta, definendo come tale anche un fatto o un comportamento contro la natura umana, contro le regole della moralità e del buon costume.

Nel linguaggio corrente, il termine abiezione si usa in genere per designare una cosa amorale, disonesta, indegna, ignobile, indecente. Sono espressioni comuni: abiezione d’animo; vivere nell’abiezione; cadere nell’abiezione; risollevarsi dall’abiezione, etc. Si può connettere a vari casi pratici, per lo più in tono di indignazione, come ad es.:

  • per deplorare i costumi corrotti e i mali che ci affliggono;
  • per esprimere il senso di sconforto, di disagio che si prova in una circostanza scandalosa;
  • per sottolineare casi di perversante corruzione della vita moderna.

Oggi, la degradazione morale, l’abiezione appunto, è amplificata e diffusa anche per effetto dello sfrenato laicismo e permissivismo, propugnato dai partiti e movimenti politici progressisti, le cui dottrine hanno originato la scomparsa dei valori morali e hanno finito per cagionare un vero e proprio utilitarismo pratico.

La forte spinta permissivista, laicista e lassista, ormai inarrestabile, è tale anche grazie al massiccio intervento dei mass media progressisti, propensione oggi divenuta di portata ed estensione tale da influenzare surrettiziamente molte persone.

Ma anche al di là delle tematiche di morale tradizionale, oggi, più che mai, siamo in presenza di una politica alterata e malridotta, certamente non sorretta da principi di eticità e onestà, ben lontana dal perseguire il bene comune, perciò non possiamo che aspettarci ogni genere di male.

Sono note a tutti le nefandezze e le abiezioni del potere: la dilagante corruzione politica; la cattiva gestione della res publica; le gravi forme di ingiustizia sociale; l’inefficienza istituzionale; l’enorme indebitamento pubblico; lo sperpero di risorse pubbliche per armamenti, etc.

Si tratta di abiezioni, scelleratezze, iniquità e malcostumi che finiscono per pesare sui cittadini, specialmente delle classi più deboli, i quali non possono che provare una intensa e profonda indignatio.

Le infinite magagne dell’attuale sistema politico, fondato sull’apparenza e sulla pseudo verità, incapace di modificare e migliorare alcunchè, derivano in primis dal paralizzante bicameralismo e dallo smisurato numero di comode poltrone politiche, impianto funzionale solo all’illusionismo politico.

Gli onorevoli signori della politica non hanno mai trovato il coraggio di abolire il pletorico sistema bicamerale, ideato solo per assecondare interessi di poltrona e per sfogare sterili ideologie, sistema che si è rivelato inutile, costosissimo e paralizzante.

Finchè detti onorevoli signori non si convinceranno che il sistema bicamerale è l’abiezione delle abiezioni, finchè non faranno la fondamentale scelta istituzionale di abolire la Camera dei deputati, l’Italia è destinata a rimanere al palo.

Al Belpaese non servono mille usurpatori della sovranità popolare, sono sufficienti duecentocinquanta onesti rappresentanti politici capaci di tracciare le regole di un serio sistema democratico e di fare scelte giudiziose e coraggiose.

Si rimane al tema delle abiezioni, delle situazioni di immoralità, corruzioni, depravazioni, ingiustizie, disonestà, per significare che sconcerta l’indifferenza e l’impassibilità degli onorevoli signori della politica. L’assuefazione all’andazzo dei tempi li ha resi talmente insensibili e gelidi da non sentire neppure il forte sentimento di generale indignatio sollevatosi intorno a loro.

Infinite sono le situazioni di mala gestio che suscitano indignatio, basti dire che, per ignavia o altro, detti onorevoli signori hanno assunto ed assumono impegni finanziari al di fuori delle regole, causando un debito pubblico di enormi proporzioni, senza che nessuno sia chiamato a risponderne in proprio e in solido. Il debito pubblico ha ora raggiunto cifre da capogiro e questi onorevoli signori continuano ad assumere nuovi imponenti impegni finanziari, noncuranti della sciagura debitoria di enormi proporzioni che loro e solo loro hanno causato.

In conseguenza del degrado morale, politico ed economico venutosi a determinare, per incuria e mancanza di senso di responsabilità degli onorevoli signori della politica, i cittadini non possono che provare un senso di profonda indignatio, sdegno civile, protesta e condanna risoluta (amplius, cfr. la voce successiva: Summa indignatio).

Per consolidare il sistema democratico, a fronte di costumi corrotti e di abiezione, è necessario indignarsi anche a tutela della propria dignità, guidati da un desiderio costruttivo di bene comune. Nella spinta emotiva, bisogna peraltro evitare quel genere di indignatio contro tutto e contro tutti, confondendo gravità e stupidaggini, ed altresì bisogna non perdere il senso della misura e della realtà.

Di fronte all’abiezione si deve passare alla proposta, indignarsi non basta, servono idee innovative e programmi fattibili, occorre prospettare la via d’uscita. In breve, i promotori e gli associati devono sapere cosa intendono costruire una volta rimossa la causa di indignatio, diversamente l’azione risulterà insensata e sterile.

In termini operativi, quando le questioni toccano l’interesse e la vita dei cittadini, è necessario che i promotori, da una parte, e i rappresentanti politici, dall’altra, impostino un confronto serrato e rigoroso e che entrambe le parti si assumano l’onere delle conseguenti responsabilità.

 

Summa indignatio

In via preliminare, va detto che la credibilità di una politica poggia in primis sul senso di responsabilità, sulle qualità morali e sull’onestà dei suoi rappresentanti. L’odierno caotico impianto politico-istituzionale, impregnato di doppiezze, ipocrisie e criticità, oltre che non credibile, è motivo di summa indignatio di per se e suona come condanna senza appello degli onorevoli signori della politica che lo hanno adottato e sostenuto nel tempo.

Posta tale doverosa premessa, si fa notare che l’aggettivo latino summa è qui usato come iperbole per indicare che le situazioni di sommo degrado politico (corruzione, ingiustizia, disonestà, immoralità) impongono una summa indignatio, un livello massimo di indignazione.

Il silenzio degli organi istituzionali, degli apparati di controllo, dei mass media, delle associazioni e dei sindacati, a fronte dell’odierno decadimento politico e morale, dimostra che stanno tutti sostanzialmente al gioco e ciò non può che suscitare summa indignatio. Se nessuno di questi sente il dovere morale e civile di intervenire fattivamente, le isolate forme di protesta iconoclasta e populista dei singoli non potranno che rivelarsi ininfluenti e lasciare il tempo che trovano.

In una vera e viva democrazia, tutti dovrebbero intervenire, fare la loro parte, gridare allo scandalo, provocare summa indignatio e scatenare il finimondo.

Fra le tante tare dello screditato mondo della politica, di cui ben poco dicono gli organi di informazione, figurano in particolare: l’incuria dell’ambiente, i servizi pubblici inaffidabili, le opere pubbliche di scarsa qualità e spesso fuori norma (rete stradale e ferroviaria, scuole, acquedotti, edifici pubblici, ponti, etc.).

Se a livello europeo il maggior numero di catastrofi, disastri, crollo di ponti e di edifici, allagamenti, frane, si verificano in Italia vuol dire che c’è noncuranza dell’ambiente, che le infrastrutture sono carenti, che le opere pubbliche non sono state eseguite a regola d’arte e che difetta in ogni caso la necessaria manutenzione. Siffatto andazzo fa pensare a condotte di negligenza, trascuratezza, ad atti omissivi riguardo ad obblighi e doveri d’istituto, chiaro motivo di summa indignatio.

Da sempre gli onorevoli signori della politica tendono a puntare sull’arco del mandato elettivo, che spesso non collima con quello necessario alla realizzazione delle opere, da qui un’infinita serie di loschi giochi politici, di equivoci e di episodi cronici di mala gestio, anche di stampo tangentizio.

Da notare poi che, secondo rilevazioni riportate dai mass media, i costi e i tempi per la realizzazione di un’opera in Italia sono mediamente fino a cinque volte superiori a quelli registrati negli altri Paesi europei. Simile stato di cose la dice lunga sulla conduzione della res publica nel Belpaese.

Ciò è fondato motivo di summa indignatio, che a quanto pare non angustia gli onorevoli signori della politica, tant’è vero che rimangono del tutto indifferenti, non hanno mai adottato i necessari provvedimenti risolutivi, ed anche gli stessi mass media non hanno mai inteso prendere l’iniziativa di informare adeguatamente l’opinione pubblica e di sollevare un vespaio.

Ai nostri giorni, sono quotidiane le situazioni che suscitano summa indignatio, le azioni e le condotte che offendono i principi morali, che turbano la coscienza collettiva, che suscitando scalpore e una generale reazione di riprovazione.

Gli onorevoli signori della politica e i mass media tendono a rivelare il meno possibile, a mimetizzare se non a schermare le malefatte e le inefficienze pubbliche, in modo da non perdere credibilità presso le masse popolari. In un vivo e sano sistema democratico, perché si conservi tale, è invece necessario che le immoralità, le disonestà, i fatti di mala gestio e gli scandali siano scoperti, in particolare è necessario che:

  • il male non rimanga nascosto e le magagne, che determinano turbamento morale e grave sconvolgimento delle coscienze, vengano denunciate;
  • vicende o situazioni in spregio dei principi morali vengano individuate;
  • fatti di immoralità o di corruzione vengano smascherati;
  • frangenti disonesti vengano portati alla luce e i mali dissimulati.

Insomma, è necessario che si smascherino le disonestà e le immoralità, cagionate nell’esercizio del potere, al fine di rendere doverosa giustizia alle istituzioni, agli organi istituzionali e ai cittadini. In questo senso, sono tutti chiamati ad attivarsi perché i fenomeni di indifferenza screditano la democrazia e vanno a pregiudizio dei cittadini.

Al verificarsi di una circostanza scandalosa è fondamentale che i cittadini critichino, provino sensazioni di smarrimento, di indignazione, di disagio, sensazioni che sono salutari per le istituzioni e per la democrazia. Al riguardo, non si deve mai dimenticare che democrazia significa partecipazione, confronto, critica e anche scontro.

A fronte di scandali nella sfera delle pubbliche istituzioni i mass media, come anticipato sopra, sono reticenti, poco loquaci, forse per la difficoltà ad accedere ai dati di fatto ma più probabilmente per il filo doppio che li lega ai partiti e al potere, singolarità spiegabile con i pubblici finanziamenti di cui godono.

Ma anche indipendentemente dall’anomalia dei pubblici finanziamenti, nel Belpaese dove la moralità è in caduta libera e le forme di ipocrisia pubblica costituiscono costume, a ben guardare, non tutti gli scandali hanno la stessa rilevanza per i mass media, taluni sono appena tratteggiati, depistati o addirittura taciuti.

Insomma, i mass media operano evidenti distinguo in fatto di scandali politici, a seconda della collocazione politica dei responsabili, quando invece dovrebbero fare una questione di moralità pubblica e promuovere un’alzata di scudi, scatenare summa indignatio.

Tra l’altro, i signori della politica che hanno originato scandali di qualsiasi genere dovrebbero sentire il dovere morale di dimettersi immediatamente da qualsiasi carica pubblica, mentre, nella maggioranza dei casi, continuano imperturbati come se niente fosse successo.

Serve un radicale cambio di rotta, servono nuovi partiti fondati su valori morali, servono nuovi rappresentanti politici con retto habitus mentis, dotati di virtù politiche, promotori di strategie riformatrici che vadano al di là delle logiche degli attuali logori partiti e movimenti politici.

Nel segreto delle urne, gli elettori potrebbero potenzialmente ribaltare la situazione, ma ciò presuppone un buon livello di cultura, di formazione e di preparazione, oggi carente per deliberata diabolica scelta degli onorevoli signori della politica (amplius, cfr. le voci: Diritto alla cultura, Capitolo II, Informazione mediatica, Capitolo V).

Il mal celato disegno, carezzato dai mille gaudenti onorevoli signori della politica, di mantenere inalterato lo status quo costituisce una chiara lesione del bene comune e degli interessi della comunità, oltre a costituire un serio pregiudizio per la tenuta della democrazia. È questa una scellerata machinatio di sporca politica prevaricatrice, che va bloccata al più presto per il bene del Paese e di tutti i cittadini.

La deprimente situazione attuale è superabile, seppure a medio-lungo termine, attraverso l’insegnamento curriculare dell’educazione civica, della morale e dell’etica nelle scuole di ogni ordine e grado, con un intenso processo di acculturazione e formazione delle masse popolari e con l’istituzione della Facoltà di etica presso le varie Università. Tali iniziative si profilano come imprescindibili scelte di campo, che i gaudenti onorevoli signori della politica se ne guardano bene dal fare, interessati come sono a salvaguardare l’odierno paradiso politico fondato sull’ignoranza dei governati.

L’acculturazione e formazione delle masse popolari, pur rientrando nelle competenze della politica, potrebbe prendere avvio anche da una campagna di sensibilizzazione a cura dei mass media (TV, stampa, radio, pubblicità, etc.) e delle élite intellettuali.

Del resto, anche gli stessi cittadini potrebbero farsi promotori di questo imprescindibile obiettivo sociale, coinvolgendo movimenti politici, istituzioni, sindacati e associazioni, etc.

Ma, a ben guardare, le varie parti implicate (partiti, mass media, élite intellettuali, istituzioni, sindacati, associazioni), per ragioni strettamente legate alla difesa e conservazione del proprio orticello, sono interessate al quieta non movere, per cui il perverso sistema Italia, incentrato sull’apparenza, privo di flessibilità e possibilità d’azione, è destinato a rimanere ingessato.

È ora e tempo che gli elettori, frenati dalla paura di voltare pagina e arrendevoli alle informazioni fuorvianti e di parte dei mass media, trovino la forza e la capacità di concretizzare una summa indignatio, una protesta generale, tesa a porre la parola fine ad un sistema politico autoreferenziale, caratterizzato da oligarchia partitica, assolutismo e totalitarismo.

È ora e tempo che tutti gli strati della società sappiano dire basta a questo traviato e prepotente modo di gestire il potere, ai partiti che da sempre si deliziano nelle sabbie mobili dell’opportunismo, agli onorevoli signori della politica a cui non stanno a cuore gli interessi del Paese ma quelli del partito e i propri.

Finchè i cittadini, nel segreto delle urne, non troveranno il coraggio di voltare pagina il mondo della politica non potrà che peggiorare di giorno in giorno. Finchè non sarà smantellato l’odierno paradiso politico, non si romperà con risolutezza il monopolio della politica, non sarà eliminata l’oligarchia partitica, abbattute le anacronistiche barriere politiche, stroncate le albagie degli onorevoli signori della politica, l’Italia non sarà mai un Paese moderno e non potrà mai aspirare a migliori condizioni di vita generale.

Il memorabile aforisma del politico e diplomatico francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838), «il potere logora chi non ce l’ha», ponendo l’accento su chi il potere lo subisce e non su chi lo esercita, fa capire che non è il potere a logorare ma sono gli avversari politici e i governati ad essere logorati dall’invidia.

Il fatto che l’esercizio del potere non logora è dimostrato dagli attuali onorevoli signori della politica che non dimostrano stanchezze o affaticamenti di sorta, talchè non lascerebbero l’adorata poltrona per nessun motivo al mondo.

L’aforisma del suddetto diplomatico francese sarebbe stato citato dal politico italiano Giulio Andreotti (1919-2013) in un dibattito parlamentare del 1951, nell’ambito del quale si richiedeva ad Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei Ministri, di lasciare la carica avendo oltrepassato i settant’anni, presumendolo ormai logorato dall’esercizio del potere.

In realtà, mai e poi mai gli onorevoli signori della politica vorranno separarsi dall’alta missione, cui sono stati messianicamente chiamati, perché logorati dal potere, mai e poi mai manifesteranno il benchè minimo intento di capovolgere radicalmente il deteriorato impianto politico, mai e poi mai vorranno scalfire in qualche modo le loro vergognose rendite di posizione.

L’assenza di qualsivoglia iniziativa nel senso testè prospettato e la latitanza di detti onorevoli signori verso una radicale riforma istituzionale, nonché verso una moralizzazione dell’impianto politico, è sacro motivo di protesta generale e di summa indignatio.